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Proposta per un Manifesto neo-classico della cinofilia

02 marzo 2013

 

 

 

 

 

 

La degenerazione della cinofilia ufficiale

Il rapporto tra uomo e cane si perde nella notte dei tempi, da quando i canidi che hanno dato origine alla specie hanno cominciato ad avvicinarsi spontaneamente agli insediamenti umani.

Questo processo ha avuto un inizio databile in epoca mesolitica e si è concretamente completato con la domesticazione, in epoca neolitica, oltre 8.000 anni fa.

Come ausiliario dell’uomo (principalmente per la caccia e per la pastorizia) o come semplice compagnia, il cane è stato, nella storia, selezionato in base alle caratteristiche morfologiche ed attitudinali funzionali all’impiego cui doveva essere destinato.

 

Negli ultimi cinquant’anni anni, abbiamo assistito alla concomitanza di diversi fattori, quali:

  • progressivo abbandono delle campagne nelle “economie più sviluppate”,
  • introduzione di modelli e stili di vita edonistici,
  • condizionamento mediatico dei bisogni primari e secondari di consumo,
  • sostituzione delle tecnologie a scapito delle abilità umane,
  • dispersione delle Tradizioni e delle culture locali,
  • diffusione di “fanatismi animalisti” che hanno distorto l'immagine del mondo agricolo e pastorale,

tutto ciò ha provocato profondi mutamenti nella definizione delle linee guida, di allevamento ed addestramento dei cani, specialmente quelli appartenenti alle razze da lavoro.

I criteri di selezione sono stati orientati sempre più a soddisfare un mercato di massa, fatto di acquirenti non professionali e non competenti, tanto che:

  • per un numero sempre minore di razze vengono richieste prove attitudinali di selezione;
  • le “prove di lavoro” assumono sempre più contorni di competizione sportiva tra addestratori (e tecnologie), anziché di dimostrazione delle reali funzionalità del cane e abilità lavorative.

L’effetto più drammatico è la nascita di numerosi soggetti con svariati problemi di salute: i più diffusi ed eclatanti sono la displasia dell’anca e del gomito, l’elevata incidenza di neoplasie precoci, varie cardiopatie, problemi oculari e cutanei.

Inoltre, la perdita delle qualità naturali ha prodotto una serie di problemi comportamentali  (cani troppo timidi ed insicuri o troppo aggressivi e mordaci), che comportano difficoltà persino nella semplice gestione quotidiana, cittadina.

L’ambiente pastorale ha invece prodotto da sempre cani esteticamente di bell’aspetto, funzionali, sani, esenti da displasia, temprati nel carattere e nella memoria di razza con elevate attitudini nello svolgere il proprio lavoro; un concentrato di agilità, forza, resistenza, tempra e salute, per la conduzione del gregge, per la protezione degli armenti, per la difesa del territorio, della casa, della famiglia, che ha accompagnato l’uomo attraverso i secoli, in pratica il meglio di quello che vorrebbe un allevatore moderno dei suoi cani da lavoro.

 

La nuova cinofilia classica

Le ricerche condotte e le esperienze maturate negli ambienti in cui ancora oggi il cane è insostituibile risorsa, impiegato per i mestieri tradizionali dell’uomo, ci convincono sempre più della necessità di tornare a guardare al passato, con gli occhi dell’uomo di oggi.

Salvaguardare e tutelare gli antichi mestieri svolti dai cani è il tramite per una cultura cinofila più attenta, corretta e rispettosa nei confronti del migliore amico dell’uomo.

Ciò significa indirizzare la selezione e l’allevamento del cane in base alle mansioni di utilità tipiche della razza, per ottenere:

  • la morfologia più funzionale, improntata a solida costituzione e salute;
  • l’equilibrio psichico, la stabilità nervosa, le attitudini specifiche per lavorare nel contesto naturale (condizioni oro-geografiche, climatiche, faunistiche, ecc.) di impiego.

Non di meno, l’educazione e l’addestramento devono essere orientati a sviluppare:

  • la sicurezza del cane in ogni situazione, la fiducia nelle proprie possibilità di successo e nel “nucleo famigliare” nel quale viene inserito;
  • l’abilità nello svolgimento delle mansioni, in coerenza con le naturali attitudini lavorative, per le quali è stato selezionato.

 

Riteniamo che la preziosa Tradizione della cinofilia classica debba essere salvaguardata ed interpretata alla luce delle più approfondite conoscenze zootecniche ed etologiche, mettendo al bando qualunque ipotesi di maltrattamento, tanto in fase di selezione e allevamento (es. soppressione dei cuccioli meno dotati) quanto nella fase di educazione e addestramento (es. utilizzo del dolore o della paura come elementi motivazionali).

Per ottenere ciò, propugniamo la stretta cooperazione tra autentici professionisti, con il coinvolgimento diretto delle diverse categorie di utilizzatori (esponenti del mondo rurale,  pastorale, faunistico, ecc.) per le decisioni riguardanti:

  • la definizione dei requisiti funzionali d’impiego, cui debbano essere indirizzate le diverse razze da lavoro;
  • la valutazione del possesso di detti requisiti, da parte dei soggetti da selezionare ai fini riproduttivi.

Dalla cooperazione tra le categorie di allevatori ed utilizzatori professionali, dovrà scaturire un nuovo Albo delle Razze Canine da Lavoro, così organizzato:

  • classificazione dei Gruppi in base alle mansioni di ciascuna razza (specialistiche o polifunzionali)
  • definizione di nuovi standard, che privilegino le condizioni di impiego ottimali (oro-geografiche, climatiche, faunistiche, ecc.), le proporzioni morfologiche fondamentali, essenziali l’impiego (a scapito delle misurazioni di precisione analitiche), le doti naturali necessarie per assolvere a ciascuna delle mansioni  (anziché le generiche locuzioni attualmente utilizzate)
  • sottoscrizione di un Regolamento che preveda l’obbligatorio deposito del DNA di tutti i riproduttori, conseguentemente al superamento delle prove di selezione fisica e attitudinale
  • valutazione del possesso dei requisiti funzionali, in condizioni di lavoro anziché in competizioni sportive.

 

 

 

I proponenti:

Vittorino Meneghetti

Alessio Nisticò