Cane di Famiglia
- capire il tuo cane

la sQuola tele-cinofila

di Vittorino Meneghetti

 

Comincio scherzosamente con questo articolo, nel quale voglio parlarvi di una scuola o meglio di tante scuole con la Q, nel senso che sono scuole nelle quali non impari un mestiere e neppure l’ABC del mestiere stesso, ma consegui comunque un fatidico “pezzo di carta” con il quale puoi sentirti più o meno legittimato a improvvisarti in un mestiere.

Sempre scherzosamente, facendo il verso alla celebre Scuola Radio Elettra, ho definito tele-cinofile le scuole che offrono una didattica a distanza… distanza dal cane innanzi tutto, ma anche distanza dal docente, persino, in buona parte dei casi!

Sembra diventata la moda del momento, trovi più addestratori e soprattutto educatori di cani, in giro, che fruttivendoli o calzolai! Forse il loro numero supera persino quello dei clienti! Eppure, ogni anno, aumenta l’offerta di corsi di formazione (ed il relativo costo)… per capire il presente, come di consueto, il mio metodo è guardare al passato, per questo vi racconterò un po’ di storia vissuta, attraverso gli ultimi decenni della cinofilia italiana.

 

Il mercato dei corsi di formazione è stato avviato agli inizi degli anni ’90 e devo confessare che proprio il sottoscritto è stato tra i primi a promuoverlo. A quel tempo fondai con alcuni amici e colleghi l’A.I.A.P. (Associazione Italiana Addestratori Professionisti per cani da utilità) perché mi posi il problema della continuità dei futuri addestratori, che avrebbero dovuto sostituire noi della vecchia guardia.

Ricordo che quando fu presentato il progetto di costituzione dell’A.I.A.P, invitammo circa 150 persone tra addestratori, allevatori, veterinari, giudici E.N.C.I. ed appassionati. Invitammo anche l’E.N.C.I. che non inviò nessun rappresentante, ma una lettera raccomandata del Consiglio Direttivo che ci augurava buon lavoro!
Successivamente iniziammo ad organizzare corsi per addestratori cinofili di cani da difesa ed utilità.

 

 

 

Dopo circa due anni di corsi per addestratori, l’idea fu emulata da un centro cinofilo (che per discrezione non amo ricordare), che si mise ad organizzare corsi per educatori cinofili e cominciò a sfornare una miriade di dilettanti allo sbaraglio che inflazionarono già il mercato di quel tempo.

A metà degli anni ‘90 esplose anche il boom delle scuole nord-europee, che approdarono in Italia proponendo il metodo “gentilista” (perché gentili, con i cani, lo siamo sempre stati pure noi, ve lo garantisco), la cui principale filosofia è sempre stata quella di definire qualsiasi comando (persino il banale “seduto”) come una prevaricazione/maltrattamento, mentre invece proponevano l’uso del bocconcino come soluzione per tutti i problemi. Grazie alle ideologie ed ai fanatismi animalisti, questa filosofia è giunta fino ai giorni nostri, sebbene non sia mai riuscita a dimostrare quale sia il confine etico tra maltrattamento e benessere, né ad improntare il benessere alle condizioni naturali di vita animale.

Con il passare degli anni e l’avvento della comunicazione di massa, questa scuola di pensiero ha progressivamente catalizzato l’attenzione dei più giovani e inesperti, attraverso siti internet, libri, seminari, trasmissioni televisive, finalizzati ad imporre un dualismo immaginario tra “educazione” e “addestramento”, in una eterna guerra tra il “bene” e il “male”, nel quale “angeliche” figure combattono con il metodo “gentile”, contro i “diabolici” professionisti rimasti ancorati al metodo “tradizionale”!

Sarebbe lungo addentrarci nelle dinamiche tutt’altro che moderne (ed in molti casi tutt’altro che “gentili”, nel senso di rispettose del cane) di queste metodologie nord-europee, e ci porterebbe lontano dalla nostra trattazione; la mia esperienza propone invece un altro dualismo: sono consapevolmente in malafede impegnati a far leva sull’emotività dei clienti, oppure sono essi stessi ingenui ed – a mio modo di vedere – incoscienti “dilettanti allo sbaraglio”?

La situazione, da critica, è divenuta viepiù drammatica, perché il mass-marketing ha creato una vera e propria Babele: l’unico ente (l’E.N.C.I.) che avrebbe avuto l’autorità per poter regolamentare e gestire questo settore, s’è dimostrato cieco e sordo, sino a perdere persino la propria veste referenziale.

Dal 1996, i centri cinofili hanno cominciato a spuntare come funghi, non più limitandosi a proporre corsi di addestramento (per privati cittadini, padroni e conduttori di cani) ma anche corsi “professionali” per addestratori ed educatori, ovviamente molto costosi, perché destinati a legittimare nuovi “illustri dilettanti” che a loro volta avrebbero così organizzato i loro corsi, perpetrando operazioni sicuramente efficaci dal punto di vista commerciale, ma altrettanto povere dal punto di vista culturale!

Tutto ciò ha creato una vera e propria anarchia di libero mercato, un Far West dove tutto è il contrario di tutto, dove tutti ritengono di essere i depositari della verità e della ragione, si contrappongono e distinguono sulle terminologie (per segmentare la clientela), ma pochissimi in verità possono vantare la padronanza di metodi e tecniche di lavoro.

Sempre nello stesso anno 1996 è scoppiato – guarda caso – anche il boom dei così detti “veterinari etologi” e “comportamentalisti”. Ricordo che al tempo mi consultai con un vecchio amico, che nel frattempo si era stabilito a Londra, dove era diventato Presidente dell’Ordine dei Veterinari Europei. Mi disse che nel nostro Paese, i proprietari dei cani non si erano mai rivolti ai veterinari per risolvere problemi di gestione e migliorare il controllo del cane, bensì sempre agli addestratori cinofili! Mi confermò anche che, in Italia, non sono mai esistite lauree in etologia canina e comportamentismo, ma casomai corsi post-laurea (peraltro, essendo l’etologia la materia che studia il comportamento degli animali, deve ritenersi etologo chiunque li osserva e li studia sul campo).

Purtroppo, proprio perché scarseggia la clientela che abbisogna di servizi veterinari “di base” (molti cani neppure vengono regolarmente vaccinati, ahimè) e non essendoci “lavoro per tutti”, una parte dei professionisti ha pensato bene di riconvertirsi al mercato della “medicina comportamentale” tanto di moda, sebbene i cani affetti da vere e proprie “patologie” fossero pochissimi, peggiorando ulteriormente la situazione: la contrapposizione tra addestratori e veterinari determinò una situazione di conflitto di competenze e conseguente confusione nei proprietari di cani.

Con l’aiuto di un amico giornalista scrissi una lettera aperta su una rivista veterinaria, spiegando quello che stava succedendo, proponendo l’incontro tra le parti, una sorta di tavola rotonda, per trovare un accordo di collaborazione: era il 1997, la prof. Marina Verga (titolare della cattedra di zootecnia della facoltà veterinaria di Milano) raccolse l’invito ed organizzò l’incontro nell’aula universitaria dove teneva lezione, ospitando le due delegazioni. Altre al sottoscritto, portavoce degli addestratori, parteciparono altri sei/sette colleghi ed una decina di veterinari etologi. Dopo un lungo dibattito e discussioni animate, accuse reciproche di incompetenze, quell’incontro non sortì nulla di positivo.

 

 

Il fenomeno non era tuttavia ancora arrivato al culmine: negli anni successivi proliferano ulteriormente i centri cinofili che organizzavano corsi di formazione e persino l’università di Parma aveva messo nella sua offerta didattica corsi per educatori cinofili, destinati a licenziare decine e decine di velleitari addestratori/educatori, fino da avere lo stesso problema dei veterinari (più medici che cani da curare), più addestratori che cani da addestrare!

Come si suol dire “chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati”, finalmente l’E.N.C.I. ha ufficializzato nel 2006 il primo disciplinare degli addestratori cinofili, molto atteso soprattutto da quelli come me della vecchia guardia, che aspettavano un riconoscimento da più di quarant’anni!

Purtroppo la montagna partorì un topolino (essendo della vecchia guardia vedete che faccio largo uso della saggezza tradizionale), infatti si capì subito che non era altro che una “patacca d’autore” con molte incongruenze (come dettagliatamente scritto nella lettera al Presidente, datata 2011).

La frittata non era però ancora completa, quindi com’è usanza in Italia si pensò bene di perfezionarla dopo cinque anni, con il secondo disciplinare che prevedeva non più un Albo professionale, bensì un semplice Registro (a marzo 2013 annovera oltre 1200 iscritti).

Particolare a mio avviso di importanza non secondaria: solo il 10% di essi sono professionisti dell’addestramento, che pagano le tasse ed esercitano l’attività a tempo pieno: , il restante 90% sono “cinofili della domenica”, ovvero hobbisti che dal lunedì al venerdì svolgono le loro mansioni lavorative in uffici e aziende produttive, poi durante il fine settimana indossano i panni dell’addestratore!

Visto il numero elevato di iscritti, l’E.N.C.I. deve aver pensato bene di inserirsi nel business, dando così definitivamente il colpo mortale alla categoria degli addestratori professionisti, favorendo il profitto a discapito della cultura cinofila e proponendo un piano didattico per corrispondenza (!) al quale dovrebbero seguire alcune lezioni pratiche presso scuole accreditate.

Vorrei ricordare che fino a poco tempo fa, nello statuto E.N.C.I., non era previsto alcun tipo di riconoscimento alle “associazioni di addestratori” e neppure agli addestratori singolarmente, anzi a questi ultimi era preclusa la possibilità di fungere da giudici nelle prove di lavoro, in quanto si riteneva che potessero essere in conflitto di interesse (disonestà etica)… esattamente al contrario di quanto disposto per le esposizioni di bellezza, nelle quali soltanto gli allevatori potevano ricoprire il ruolo di giudici!

Arrivati a questo punto mi pongo una domanda, ossia quale è il vantaggio di essere iscritto nel registro dell’E.N.C.I. come addestratore cinofilo, visto e considerato che l’Ente non solo non tutela i professionisti dell’addestramento, ma non regolamenta nemmeno il settore?

In fondo, ogni giorno che passa, vediamo campeggiare sui siti internet nuove sigle associative, patrocinate o meno da altri Enti ed Istituzioni che nulla c’entrano con l’addestramento dei cani (ad esempio Legambiente e CONI – che anzi neppure prevede le discipline di Utilità e Difesa, a parere del sottoscritto quanto di più vicino potremmo considerare a una disciplina olimpionica).

Mettiamoci pure le (per me censurabilissime) trasmissioni televisive che più o meno sottilmente favoriscono il fai-da-te, nonché i diversi siti che vorrebbero promuovere la cultura cinofila, mi sembra proprio che una volta eravamo solo Commissari Tecnici della Nazionale di calcio del bar… adesso siamo pure tutti addestratori ed educatori/comportamentalisti del cane del vicino di casa!