Cane di Famiglia
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LA TRAPPOLA GENETICA E LE RAZZE CANINE PURE

di Vittorino Meneghetti

 

Premessa

Il cane è un essere biologico pensante, quindi ogni “individuo cane” (e non la razza a cui appartiene) rappresenta il prodotto finito di un enorme serie di eventi biologi e genetici. Ciò che è davvero straordinario nei cani è la velocità con cui la selezione di un determinato carattere può portare ad un comportamento nuovo e mai visto prima.

Usando le teorie darwiniane, i cani dovrebbero essere visti come un avanzamento evolutivo con ottima variabilità genetica.

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Le razze canine sono state “inventate” da G. De Buffon nel 1755; fino ad allora non esisteva il concetto di razza ma quello di “tipo funzionale”, già nell’Antichità così distingueva i cani Aristotele rispetto alla loro origine, poi in epoca Romana Varrone e Columnella sistematizzarono il concetto di impiego (pastoralis, catenarius, pugnax) e anche nel tardo Rinascimento J. Keys (Caius) formalizzò una classificazione rispetto all’impiego.

Le moderne razze sono il frutto di una selezione naturale iniziale e successivamente artificiale. Quando diciamo che una razza è “pura”, in realtà possiamo affermare che lì c’è pochissima variazione genetica, ma la “purezza” della razza ha poco a che fare con il comportamento lavorativo di un ottimo cane a 360°.

Anzi! tanto più la razza è “pura” e tanto meno c’è margine per operare un cambiamento evolutivo e migliorativo: la selezione (naturale o artificiale) in una razza nel senso darwiniano è possibile laddove è presente una variazione anche minima di un carattere da migliorare.

Da molto tempo ormai mi occupo di cani da difesa e utilità ed ho potuto accertare come le odierne razze di cani derivano dal passato pastorale e trovano le proprie origini nel tardo neolitico; infatti i loro antenati sono i cani da pastore, conduttori e guardiani del gregge.

Se volessi ottenere Pastori Tedeschi o Dobermann con carattere e salute migliore, selezionerei gli esemplari più sani e più forti caratterialmente, ma per ottenere un’evoluzione e un miglioramento più significativo, nel senso precedentemente inteso, dovrei effettuare un’ibridazione con razze compatibili, così da creare gradualmente una linea sana: più variazione c’è in un carattere, più velocemente riuscirei a selezionare un miglioramento.

La selezione operata nel passato dai pastori neolitici riguardante la creazione di “razze” da lavoro pastorali, fu inevitabilmente creata tramite ibridazione per loro inconscia, la stessa che oggi conosciamo grazie gli inglesi con il termine di cross-breeding. L’ibridazione è un modo per produrre istantaneamente variabilità genetica, come in passato avveniva più o meno spontaneamente durante una transumanza.

La stessa creazione delle quattrocento e più razze “pure” riconosciute e documentate dalla F.C.I., è avvenuta a partire dal XIX secolo, tramite cross-breeding. Ad esempio il capitano Max Von Stephanitz ha utilizzato cani di diversa estrazione, per creare il Pastore Tedesco moderno, in particolare i cani ibridati dei pastori della Turingia. Analogamente osserviamo come i capo-stipidi dei cani da slitta sono un miscuglio di svariate razze, che furono usate anche per la “corsa all’oro” nel XIX secolo. Storicamente i migliori cani da lavoro, indipendentemente dalla razza, venivano fatti accoppiare tra di loro ed erano forti e sani.

L’ibridazione è, ahimè, un argomento tabù per la cinofilia ufficiale e tutti sappiamo il perché, non ostante anche durante la metà del XX secolo diversi i ricercatori genetisti abbiano definito l’ibridazione come una fonte naturale di variazione genetica per il miglioramento delle “razze” canine.

Gli Enti e le associazioni costituiti dalla cinofilia ufficiale, nel tentativo o meglio nell’intendimento di preservare ciascuna “razza”, hanno prodotto l’effetto esattamente contrario: trattare le “razze” come se fossero specie e non tante popolazioni, isolarle sessualmente nel tentativo di preservare il fenotipo storico ed ideale, ha portato alla degenerazione ed all’impoverimento del patrimonio genetico.

Nel giro di poche generazioni, questo isolamento sessuale dalla popolazione più numerosa, porta inevitabilmente a conseguenze terribili come patologie ereditarie e perdita delle doti caratteriali, in particolare là dove le linee di sangue vengono sempre più sviluppate in “purezza” ovvero da accoppiamenti tra soggetti consanguinei, in-breeding, diviene sempre più evidente la velocità con cui le qualità naturali si vengono a perdere ed il patrimonio genetico a degenerare.

Il genetista John Pollack della Cornell University (U.S.A.), tra i più famosi in questo campo, spiegò quanto tempo occorre per arrivare alla consanguineità degenerativa una volta isolata sessualmente una “razza”.

Con quanti stalloni si comincia ad allevare? Se si dispone di uno solo stallone la prima generazione sarà composta da fratelli e fratellastri e Già a partire dalla seconda generazione, tutti gli accoppiamenti saranno tra consanguinei. Se si cominciasse con due stalloni non imparentati allora sarà la consanguineità comincerebbe dalla terza generazione. Invece con cento stalloni fondatori non imparentati, l’in-breeding: comincerebbe dalla decima generazione, cioè circa quindici anni dopo.

Se per creare una nuova razza agli inizi del XX secolo si fosse cominciato con duecento stalloni, quella razza oggi si starebbe accoppiando tra consanguinei più o meno stretti da ottantacinque anni. Cosa si può fare per sottrarsi a questa “trappola genetica”? Bisognerebbe operare un cross-breeding ogni tre/quattro generazioni!

Gli allevatori al di fuori dei circuiti della cinofila ufficiale, che continuano a selezionare incrociando cani di razze diverse ma compatibili (es. tra lupoidi con lupoidi) per migliorare salute e carattere, vengono perseguiti ed emarginati dalla cinofilia ufficiale.

Ray Coppinger, che pure è considerato un’autorità nella cinofilia scientifica, mi ha confidato di esser stato aspramente criticato più volte dal Kennel Club americano per aver incrociato il candido Maremmano Abruzzese con i grigi Ciarplaninac. A queste critiche lui ha sempre risposto con le proprie evidenze, con gli studi sulle transumanze condotti in tutto il mondo pastorale, da cui ha riscontrato che il Maremmano Abruzzese e il Ciarplaninac non sono “razze” pure!

Quello che i moderni allevatori di cani di ”razze pure” dimenticano è che tutte le “razze” all’origine sono state un prodotto del cross-breding! Ecco perché, all’inizio della loro creazione, hanno prodotto degli ottimi cani sani e funzionali, che avevano tutta la salute e l’energia definita come “vigore ibrido”.

Oggi i cani da difesa e utilità sono tutti sulla soglia di un baratro proprio a causa della consanguineità, a maggior ragione quando si afferma un “campione” sul panorama internazionale, che viene impiegato come stallone (e pagato profumatamente) per le monte di tutti gli allevamenti che intendono dare lustro ai propri pedigree e in questo modo ricadono tutti nella “trappola genetica”: se la cinofilia ufficiale continuerà su questa strada, fra trenta/quarant’anni non avremo più cani da difesa e utilità sani e di carattere.

Saranno buoni almeno come da compagnia? Ai posteri l’ardua sentenza!

O meglio, come dice il mio amico Daniele Piacentini, famoso terrier man:  “a voi la risposta, non spetta a me preoccuparmi; io non sono l’unico che si interroga ma altri autorevoli esperti lo hanno fatto prima di me”.