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IL CANE SPORTIVO/DA LAVORO: influenza dell’alimentazione sulle prestazioni.

 

Definizioni generali

In questo articolo cercheremo di capire in che modo l’alimentazione influisce sulle prestazioni del cane da lavoro.

Ci soffermeremo sui processi metabolici che intervengono nei vari stadi del lavoro e valuteremo quali alimenti e complementi (integrazioni alimentari) saranno migliorativi o peggiorativi la prestazione.

Il ruolo dell’alimentazione nel cane, come in tutti gli organismi viventi è ovviamente fondamentale.

Una dieta adeguata per il cane che lavora, deve:

  • Essere facilmente digeribile, per dare adeguata fonte di energia
  • Essere fonte sufficiente di idratazione
  • Riuscire a tamponare l’acidificazione provocata dallo sforzo
  • Limitare l’insorgenza dello stress sistemico (dell’organismo), muscolare ed ossidativo.

Per capire davvero in che modo i vari componenti che vengono assunti durante il pasto, influiscono sull’organismo, bisogna fare un passo indietro e capire un po’ come funziona nell’infinitamente piccolo l’organismo. Cerchiamo di chiarire, insomma, come un pezzo di carne con del grasso intorno (oppure un qualunque alimento assunto durante il pasto) diventa all’interno dell’organismo, energia da sfruttare per il metabolismo.

 

Soddisfare il fabbisogno energetico

Il corpo, per vivere ha bisogno di energia (argomento già affrontato in un precedente articolo).

Ma cos’è l’energia? E sotto che forma l’organismo riesce ad utilizzarla? Capiamo: il calore è energia, ma non è utilizzabile ed anzi il più delle volte è un prodotto dell’energia. Se accendo un fuoco, il calore che sprigiona la fiamma, non lo posso utilizzare come energia, per fare muovere qualcosa. Ma se questo calore, viene incanalato all’interno di un sistema, l’energia che se ne ricava è utilizzabile e sfruttabile per fare muovere un vecchio treno a vapore, ad esempio.

Il meccanismo che fa muovere tutto il nostro organismo, il trasportatore di energia sfruttabile all’interno del corpo (a livello cellulare, quindi nell’infinitamente piccolo) è una sostanza chiamata ATP (Adenosina Trifosfato)

Ecco perché quando si parla di ATP, si associa immediatamente il concetto a energia metabolizzabile. Quindi possiamo dire che

ATP = Energia dell’organismo.

L'esercizio fisico richiede che una energia chimica sia trasformata in lavoro fisico.

L'energia chimica è immagazzinata nell’ ATP, che è l'unica fonte di energia della contrazione muscolare. Questa molecola viene utilizzata in modo proporzionale alla quantità di lavoro svolto e una volta utilizzata, viene scissa e permette il rilassamento muscolare.

Il segno distintivo dell'esercizio è un aumento del metabolismo. Molti organi e sistemi aumentano la loro attività mentre altri diminuiscono le loro funzioni).

I cambiamenti che si verificano durante l'esercizio fisico sono guidati dalla necessità dei muscoli di ottenere substrati (da cui trarre l’energia per contrarsi e rilassarsi) e rimuovere i rifiuti metabolici.

Per questo l'ATP utilizzato deve essere reintegrato da altre fonti combustibili. Questi carburanti metabolici possono trovarsi nel muscolo (combustibili endogeni) o in altri siti del corpo (esogeni) (nota [i]).

La concentrazione di ATP è strettamente regolata, anche se viene rapidamente consumata durante l'esercizio fisico:

  • a riposo, le cellule muscolari hanno abbastanza ATP a disposizione per alimentare la contrazione muscolare per alcuni secondi;
  • se l'esercizio fisico continua, l'ATP deve essere rapidamente rigenerata da altri combustibili metabolici.

La degradazione di alcune sostanze, crea ATP in modo più o meno efficiente a seconda della qualità della sostanza e del tipo di degradazione (ad esempio se la degradazione avviene con o senza ossigeno degradazione aerobica o anaerobica). Quando una sostanza qualunque entra nell’organismo come cibo, questa viene degradata e ridotta in dimensioni, fino a diventare sostanza che possa essere metabolizzata, cioè sfruttata per vari processi che l’organismo necessita per vivere: sostituzione e ricambio cellulare, nutrimento delle cellule, ed energia sottoforma di ATP.

Quando si parla di degradazione di una sostanza, si intende la sua trasformazione, attraverso dei processi metabolici che implicano il coinvolgimento di moltissime sostanza intermedie, chiamati mediatori, la cui presenza o assenza (per carenza alimentare o per consumo durante l’attività ad esempio) influisce sulla possibilità di accumulo, sintesi, o produzione delle sostanze finali.

A livello biochimico infatti le sostanze (proteine, grassi, carboidrati) sono formate da moltissime molecole legate le une alle altre. Le proteine ad esempio non sono altro che una lunghissima catena di amminoacidi. I grassi sono composti da varie catene di acidi grassi, i carboidrati, sono zuccheri messi insieme.

Queste sostanze, così come sono non riescono ad essere assimilate per i loro compiti finali ed hanno quindi bisogno di essere trasformate attraverso cicli che producono sostanze intermedie e poi sostanze sempre più piccole fino alla formazione finale di cataboliti (gli scarti di lavorazione diciamo così) e/o nutrienti e/o ATP appunto.

Questo per farvi capire che il processo di formazione dell’energia è estremamente complesso ed implica una serie innumerevole di componenti che, se non equilibrati tra di loro possono provocare la formazione e l’accumulo di sostanze tossiche per l’organismo. Queste sostanze possono ridurre la prestazione dell’animale o addirittura impedirne lo svolgimento (nota [ii]).

 

Quali sono gli elementi che influenzano la prestazione del lavoro del cane e la sua capacità di resistenza?

Partiamo dal presupposto che non c’è possibilità di avere una prestazione soddisfacente, senza un piano di allenamento correttamente studiato e non si può inoltre andare contro quelle che sono le caratteristiche fisiche e genetiche in un soggetto. Il levriero ad esempio ha una massa muscolare che è pari al 57-67% di tutto l’organismo, quasi il 10-15% in più rispetto agli altri cani, sarà geneticamente avvantaggiato nella corsa. I cani da slitta hanno un metabolismo geneticamente più predisposto alla resistenza alle basse temperature e così via.

Inoltre bisogna ricordare che anche lo stress (psicologico e fisiologico) ha una importanza fondamentale nella prestazione del cane e che anche questo deve essere soggetto di valutazione per la sua alimentazione.

Durante il lavoro avvengono numerosi processi catabolici (cioè di degradazione di sostanze, e scorte dei substrati energetici – vedi ATP- e vari costituenti cellulari) e processi anabolici (cioè di produzione di sostanze) altro processo necessario al ripristino delle molecole che sono state mobilitate e/o distrutte durante il lavoro che necessitano di energia.

Risulta quindi fondamentale capire qual è la sorgente principale di energia utilizzata durante l’attività e di quanto questa aumenta come necessità a seconda del lavoro svolto.

Fabbisogno energetico del cane sportivo

Variazione del fabbisogno in base alle temperature ambientali

 

Ovviamente non tutti i cani fanno lo stesso tipo di lavoro. Si possono distinguere infatti corse veloci (corse dei levrieri per intenderci), e prove di media durata tipo agility, o ripetute. Il lavoro dei cani da soccorso è di tipo intenso e continuo, il cane da caccia è discontinuo e prolungato, mentre quelli da slitta svolgono un lavoro molto intenso e prolungato, oltre che continuo.

In generale si può ipotizzare che, un’ora di lavoro richiede circa il 10% di energia metabolizzabile in più rispetto al metabolismo normale e che può arrivare fino ad una richiesta del 40/50% superiore se le ore sono varie durante la giornata.

Anche le condizioni climatiche e di stress influenzano tali richieste, così come le variabili soggettivo e genetiche.

 

Quali sostanze danno energia al muscolo quindi?

E’ stato dimostrato che il 70/90% dell’energia necessaria per una prolungata attività, deriva dal metabolismo dei lipidi (grassi) e soltanto una piccola parte da quello dei carboidrati, che in ogni caso interviene soprattutto nel lavoro di breve durata. (Ne parleremo ampiamente dopo *) (nota [iii])

I grassi nell’alimentazione hanno una doppia funzione:

  • dare energia al muscolo,
  • limitare il consumo dell’energia accumulata dal muscolo (la sua riserva di base diciamo).

Questa è rappresentata dal glicogeno, zucchero che viene stoccato all’interno del muscolo per essere sottoposto a degradazione nel momento del bisogno (nota [iv]).

Nelle prime due o tre ore di lavoro (a parte i primi due minuti di attività e ne parleremo dopo *) la fonte di energia primaria è rappresentata dagli acidi grassi, che rappresentano il 60% della richiesta di energia.

E’ chiaro che, se questi vengono a mancare, si avrà affaticamento e minor rendimento.

Una dieta con un alto tenore di grassi inoltre aumenta la capacità di stoccaggio degli acidi grassi nel muscolo (sotto forma di trigliceridi) che sono quelli utilizzati proprio nelle prime fasi del lavoro (quelli di cui abbiamo parlato prima).

 

Composizione degli acidi grassi nella dieta del cane

 

I grassi nella dieta del cane che lavora

Abbiamo visto prima che la qualità della degradazione dei componenti influenza la capacità di formazione e consumo di energia sotto forma di ATP, oltre che la formazione di cataboliti.

I grassi, in generale si distinguono in acidi grassi a catena lunga, media e corta.

Quelli a catena media e corta (olio di cocco e di palma), sono in grado di trasformarsi in modo tale da migliorare la performance del muscolo, in quanto sono quelli che riescono a trasformarsi in glicogeno e quindi ad essere stoccati nel muscolo. Sono più facilmente disponibili e digeribili, hanno bisogno di un minor numero di mediatori chimici per essere trasformati.

Gli acidi grassi a catena lunga, consentono al cane di ricostituire le riserve di grasso del tessuto adiposo.

A fronte di una dieta ricca di queste sostanze, viene ovvia la conseguenza di un maggior stress ossidativo (nota [v]), che deve quindi essere tamponato e limitato.

Anche gli acidi grassi essenziali sono da inserire nella dieta, in particolare gli Omega 3 e Omega 6, per limitare lo stress ossidativo.

Questi hanno un forte potere antiossidante, riuscendo quindi a prevenire e/o a ridurre il così detto stress ossidativo. Sono molecole la cui struttura è abbastanza stabile e vanno somministrati insieme ad acidi grassi insaturi. Gli omega 3 e 6, si trovano soprattutto negli oli di pesce (omega-3) e negli oli vegetali (omega-6).

Il rapporto ottimale tra omega-6 ed omega-3 è di 5-6/1, con un quantitativo che può arrivare fino a 50mg/kg, a seconda del tipo di attività che si svolge.

E’ fondamentale incominciare la dieta ad alto contenuto in grassi almeno un mese prima della performance ed in modo graduale, in quanto questo tipo di dieta, se non applicata gradualmente potrebbe portare ad un aumento del peso corporeo e necessita di un periodo di adattamento enzimatico da parte dell’organismo.

APPORTO DI GRASSI NELLA DIETA: DAL 20 AL 40% della sostanza secca, a seconda dell’attività svolta.

 

Digestione e assorbimento dei trigliceridi

 

Il ruolo delle proteine nell’alimentazione del cane atleta

Ovviamente anche le proteine sono importanti come fonte di energia. Il loro ruolo però è più plastico (ricostruiscono). Servono cioè come mattoni per la costruzione delle ossa, muscoli e varie strutture dell’organismo.

Sono costituite da amminoacidi essenziali e non essenziali. La loro degradazione comunque, può essere una fonte di energia fino al 15% del fabbisogno durante il lavoro. Il loro fabbisogno aumenta moltissimo durante il lavoro, essendoci una degradazione di molte parti ed essendo loro impegnate soprattutto nella rigenerazione dei tessuti muscolari e connettivi danneggiati. Devono essere presenti nell’alimento quindi, per essere fonte di rimpiazzo delle proteine distrutte.
Non devono però essere in eccesso, in quanto appesantirebbero il sistema di detossificazione dell’organismo.
La giusta quantità di proteina, infatti, serve per dare ATP, ma il suo eccesso, deve essere smaltito dal fegato che non deve avere lavoro in surplus.

 

Quali e quante proteine?

La cosa fondamentale è che le proteine siano di buona qualità e quindi ben digeribili, in modo da poter essere giustamente stoccate (sottoforma di ATP). Non devono quindi essere sottoprodotti che hanno scarsa digeribilità. La valina, leucina ed isoleucina ad esempio, sono degli amminoacidi a catena lunga (delle proteine in buona sostanza) che hanno un forte potere detossificante del muscolo.
Migliorano cioè la capacità di trasformare le sostanze azotate dal muscolo al fegato, per la trasformazione in urea.

In base al lavoro svolto, la percentuale sulla sostanza secca va dal 20/27 % per il mantenimento, fino al 35/40 % nell’attività intensa.

 

Fabbisogno di proteine raccomandato 

 

Non dimentichiamoci dell’acqua!

La necessità di acqua durante il lavoro è soprattutto legata all’aumento di temperatura corporea che si instaura durante l’attività.

Pensate che l’80% di tutta l’energia prodotta durante il lavoro si trasforma in calore! Questo significa che la possibilità di avere un colpo di calore, ha l’80% di probabilità in più di avvenire rispetto alla condizione normale.

Risulta quindi fondamentale ed indispensabile l’acqua. Oltre ad un aumento della temperatura, si ha anche una forte disidratazione, che si ripercuote inevitabilmente sul circolo sanguigno (nota [vi]) che già di per se, si modifica durante l’attività fisica.

Durante l’allenamento ed il lavoro intenso, la termoregolazione è affidata solo ed esclusivamente alla traspirazione, presente solo a livello dei cuscinetti plantari ed all’aumento della ventilazione che provoca evaporazione di acqua. La disidratazione è quindi una possibilità molto alta, soprattutto con le alte temperature.

Nei levrieri si può avere anche 1 grado di aumento di calore corporeo dopo 30 secondi dall'inizio della gara e alcune razze hanno normali temperature di esercizio intorno a 41,1 °C. A tal fine è bene ricordare che il giusto volume di liquidi nel sangue a fronte di una loro perdita, si ripristina solo dopo alcune ore dall’abbeveraggio. Questo per capire l’importanza dell’assunzione della giusta quantità di acqua nel momento opportuno.

L’aggiunta di piccole quantità di zuccheri e di sodio, può aumentarne la velocità di assorbimento rispetto all’acqua pura, è consigliato quindi non dare solo acqua dopo il lavoro, per ripristinare più velocemente le quote idriche perse.

 

Altri componenti ed integrazioni

Non esiste integrazione alimentare che possa sopperire ad una dieta carente od eccessiva.Questa deve essere equilibrata alle esigenze dell’attività del cane.

Un integratore, fatte salve le premesse, può e deve essere somministrato, per aiutare le prestazioni ed il recupero, aumentare la capacità anabolica ed annullare lo stress. Viene per questo definito sostegno nutrizionale ergo-genetico. Una sostanza ergo-genetica è una molecola non medicamentosa, non facente parte delle razioni ma comunque assimilabile ad un nutriente, che può venire somministrata nella dieta, per migliorarla non dal punto di vista della composizione ma dal punto di vista della funzione.

 

Il magnesio

La quantità di magnesio che si consuma durante il lavoro, può arrivare anche a 2-5 mg per litro di sangue. E’ quindi necessario il suo apporto nella dieta, per ripristinarlo e renderlo disponibile. La sua carenza infatti può provocare crampi, soprattutto nel lavoro di lunga durata ed intenso. Inoltre il regime di dieta iperglucidica (con aumento della quantità di grassi) fa si che la capacità di assorbimento del Magnesio sia ridotto.

 

Potassio

Nonostante il potassio sia un micro elemento di fondamentale importanza in tutti i meccanismi di contrazione e rilascio muscolare, anche a livello cardiaco, e nonostante si sia valutato che, durante le gare di resistenza sportive sulle lunghe distanze (Husky) la diminuzione del potassio è arrivata fino al 20%, raramente si sono dimostrati segni clinici a riguardo. Non si ritiene quindi che ci debba essere una integrazione in tal senso.

 

Sostanze antiossidanti

Come abbiamo visto precedentemente, il lavoro e la dieta iperlipidica, portano ad un aumento dello stress ossidativo. Nonostante non ci sia una letteratura importante nel ruolo di tali sostanze nel cane atleta, appare verosimile la necessità o il consiglio di integrare con tali sostanze la dieta. Tali sostante sono: Vitamina E, Vitamina C, Beta-carotene, Selenio (gemmo terapia, rosa canina)
Inoltre gli omega-3 ed omega-6 sono anch’essi sostanze antiossidanti.

E’ da osservare comunque che l’allenamento nei soggetti sottoposti ad attività fisica, riesce a diminuire gli effetti degli stress ossidativi.

Esiste però un’altra fonte di stress, che può limitare in modo importante l’attività dell’animale, ed è quello a cui è sottoposto l’apparato gastro-enterico. L’aumento dell’attività motoria può provocare una diminuzione di sangue a livello dello stomaco ed intestino, che quindi non riesce ad effettuare il normale svuotamento.

Risulta quindi fondamentale programmare i pasti a distanza di circa 4-5 ore dall’attività (secondo alcune fonti almeno 2 ore), sia prima che dopo, per non stressare ulteriormente il soggetto.

 

Carnitina (sostanza ergo-genetica)

La carnitina è un componente naturale delle cellule. Ha un ruolo fondamentale nell’utilizzo dei grassi, consentendo l’ossidazione degli acidi grassi con conseguente produzione di ATP, indispensabile per il lavoro. Per gli acidi grassi a catena lunga, la carnitina è indispensabile, senza di essa, non possono essere metabolizzati.

La sua produzione avviene nel cane, nel fegato (in altre specie come il gatto, o il coniglio, avviene anche nel rene).

La quantità di carnitina nell’organo (se si va a misurare), è significativa di quanta energia si consumi, a partire dai grassi, in quello stesso organo (il cuore ricava più dell’80% di energia dagli acidi grassi ed infatti ha molta carnitina al suo interno). La quantità di carnitina presente è per il 95% nei muscoli, il restante 5% è nel sangue. Si capisce quindi la sua importanza a livello muscolare.

Tra le funzioni degne di nota della carnitina, troviamo:

  • la regolazione della ammoniemia (sostanze azotate nel sangue),
  • la produzione di energia a partire dagli amminoacidi (quindi proteine)
  • eliminazione di surplus tossici (eccessi di enzimi, o altri metaboliti che si sono formati durante il catabolismo delle sostanze).

Inoltre regola la formazione del glucosio - gluconeogenesi (non la distruzione! la formazione, quindi quando il corpo ne ha bisogno, lei interviene e ne fa produrre) e la lipogenesi (stesso discorso ma per gli acidi grassi).

L’integrazione di questa sostanza nella dieta dei cani da lavoro, ha effetti molteplici, dunque:

  • inferiore accumulo di acidi grassi liberi ( che provocano lo stress ossidativo)
  • miglior stabilità glicemica (quindi miglior rendimento muscolare dovuto alla maggior quantità di energia resa disponibile)
  • minor incremento del lattato (metabolita che altera il ph del muscolo con conseguente aumento dell’acidità che causa minor rendimento)

 

L’ACIDO LATTICO (lattato) COS’E’? COME INTERVIENE NEL METABOLISMO E RENDIMENTO DEL MUSCOLO?

Siamo arrivati a capire in che modo i muscoli ed il corpo sfrutta i vari componenti per avere la possibilità di massimo rendimento. E’ arrivato quindi il momento di capire nell’infinitamente piccolo del muscolo e del suo lavoro, come funziona in base al tipo di lavoro ed al tipo di muscolo coinvolto.

 

Quali cambiamenti fisici ci sono durante l’attività e lo sforzo ?

Durante l’attività il corpo adotta dei cambiamenti fondamentali per sopportare la fatica e lo sforzo. In questi casi infatti l’organismo ha bisogno di:

  • maggior ossigeno che provoca un aumento del battito cardiaco e ventilazione (respiro) per fare affluire più sangue ai muscoli;
  • riduzione delle perdite di acqua, con conseguente cambiamento del riassorbimento dei liquidi a livello renale.

In questi casi l’allenamento risulterà fondamentale, in quanto riduce lo stress aumentando la capacità di resistenza.

Bisogna inoltre ricordare che il muscolo è costituito da fibre di tipo I, molto vascolarizzate, con una resa elevata e che si riescono a contrarre più a lungo e con maggiore resistenza.

Le fibre di tipo II che invece hanno resistenza bassissima, si contraggono e rilasciano con fenomeni brevi e rapidi. Utilizzano solo il glicogeno presente nel muscolo come energia. (L’allenamento riesce a migliorare ed ottimizza la resistenza di queste fibre)

 

Come avviene l’apporto energetico nel muscolo?

Ne esistono di tre tipi:

      • AEROBICO,
      • ANAEROBICO ALATTACIDO,
      • AEROBICO LATTACIDO.

 

Risorse energetiche per il lavoro muscolare

 

L’attività aerobica (schema) è quella che impiega un’attività motoria modesta, con intensità costante, e scarso impegno cardiocircolatorio. Comporta l’utilizzo di Ossigeno e l’energia che i muscoli impiegano è derivata dalla combinazione di ossigeno, zuccheri e grassi. (anidride carbonica, acqua e ATP sono i risultati finali).

L’attività anaerobica alattacida è quella intensissima che si può svolgere per non più di 10 secondi. Per essere svolta non ha bisogno di ossigeno ed utilizza l’energia già presente nelle cellule.

Superata questa soglia però, se l’attività si prolunga, deve intervenire il metabolismo aerobico lattacido. Questo è il sistema di medio alta intensità ed è quello che produce acido lattico come elemento di scarto (nota [vii]) .

Se l’organismo riesce a smaltirlo (4mmol/litro di sangue circa) non si ha aumento di acido lattico nel sangue e quindi non si instaura l’acidosi. Ci si accorge di quando c’è uno stato di acidosi, in quanto la respirazione diventa decisamente più affannosa e arriva l’affaticamento. Ecco perché se si deve affrontare allenamenti molto pesanti, è utile farli con l’ausilio di un professionista veterinario che monitori gli stati di affaticamento.

 

Intensità delle vie metaboliche nel corso degli esercizi

 

E i carboidrati nella dieta del cane?

Adesso che abbiamo capito cos’è l’acido lattico e cosa comporta, possiamo parlare di carboidrati! Il ruolo dei carboidrati è già stato spiegato in un precedente articolo. Considerando che i carboidrati non sono altro che zuccheri assemblati insieme, non ci resta che parlare di glucosio, il prodotto finale della degradazione degli zuccheri. E’ lui il combustibile!

Il glucosio viene conservato come glicogeno muscolare (come scorta di energia) oltre che nel fegato ed in piccola parte si trova libero nel sangue. Può essere metabolizzato per rigenerare l'ATP sia nei percorsi anaerobici che aerobici (nota [viii]).

Poiché le riserve di glucosio totale del corpo (glicogeno) sono basse (circa l'1-2% del peso corporeo), anche il metabolismo aerobico del glucosio non può sostenere l'esercizio fisico per lungo tempo.

Le attività di alta potenza (come lo sprint), si basano sul metabolismo anaerobico, mentre le attività prolungate richiedono la più alta resa di energia disponibile, quindi utilizzano acidi grassi e glucosio.
Infine aumentando la durata dell'esercizio, l'ossidazione degli acidi grassi sovrasta quella del glucosio.

In linea generale quindi l’attività ad alta intensità dipende dal metabolismo anaerobico del glucosio e del glicogeno ed è supportata da cibo ad alto contenuto di carboidrati. La grave acidemia (cioè di produzione di acido lattico – lattato – non compensata) prodotta da questo tipo di attività evidenzia la necessità di assumere acqua ed elettroliti in misura adeguata. Le attività con sforzi brevi ma intensi, necessitano di una alimentazione ad alto contenuto di carboidrati (il metabolita che darà energia sarà il glucosio ed il glicogeno – metabolismo anaerobico).

Le gare di resistenza con moderata o bassa intensità ma per lunghi periodi sono completamente aerobiche e si basano principalmente sulla ossidazione degli acidi grassi. In questo caso la frazione grassa diventa la più importante nel fornire il fabbisogno energetico.

L'esercizio intermedio di solito di bassa o moderata intensità possono anche includere dei brevi periodi di lavoro ad alta intensità e in questo caso sia i grassi che i carboidrati sono le fonti di combustibili necessarie.

 

Gestione alimentare del cane in attività 

 

Aumentare la quota di carboidrati prima di un allenamento è stato provato essere causa di minor rendimento.

Questo perché la loro degradazione crea un eccesso di acido lattico, riducendo quindi la capacità di resistenza, come succede durante un allenamento troppo prolungato per la preparazione esistente (rabdomiolisi).

La somministrazione dei carboidrati è consigliata soprattutto dopo l’allenamento e lo sforzo fisico (entro 30 minuti), in associazione con il cromo (200 parti per milione), ione in grado di aumentare e favorire l’utilizzo a livello periferico del glucosio.  La quantità di glucosio (polimeri) deve essere modesta, non più di 1,5 g/kg.

 

Conclusioni

In questo articolo, in conclusione, non è stata data alcuna indicazione se non dati di massima, sulle giuste percentuali da somministrare ai cani da lavoro soprattutto parlando di alimentazione fresca. Questo perché ogni soggetto deve essere valutato in base alle sue caratteristiche, al tipo di lavoro, all’ambiente in cui si svolge ed infine dallo stadio della preparazione raggiunta.

Queste considerazioni e la dieta conseguente, possono essere fatte solo ed esclusivamente con il proprio medico di fiducia .

Le indicazioni per un'alimentazione secca e fresca sono molto diverse e da valutare da soggetto a soggetto, proprio perché l'energia metabolizzabile fornita da un alimento secco è diversa come digeribilità e composizione, ovviamente in base al tipo di alimento secco, sia nel confronto tra secco e fresco.

L’alimentazione fresca non può essere fatta senza l'apporto di professionisti che valutino la preparazione del cane, in base alle caratteristiche genetiche e soggettive dello stesso: ad esempio un'ora di lavoro di intensità x necessita di y energia, a seconda del tipo di cane che hai davanti.

Il nostro consiglio quindi, se si hanno cani da lavoro e si vogliono migliorare le loro prestazioni attraverso l’alimentazione è quello di affidarsi ad un professionista che sia in grado di valutare la soluzione più aderente al proprio cane.

Ringrazio per la collaborazione la dott.ssa Annalisa Barera (nutrizionista) e vi invito a leggere il nostro prossimo articolo sulla preparazione atletica del cane.

Silvia Bonasegale Camnasio

(medico veterinario)

 

Alcune diete di esempio

 

Fonti bibliografiche:

  • Correlazione fra aspetti fisiologici dello sforzo muscolare e metabolismo dei principi nutritivi nel cane durante competizioni sportive di resistenza . Giorgia Meineri (pubblicazione SCIVAC Febbraio 2002)
  • Feeding the canine Athlete Hilary Watson (dogs in Canada June 2006)
  • Alimentazione del cane atleta (Società italiana produzione animale)
  • Dietary nutrient profiles of wild wolves: insights for optimal dog nutrition (http://journals.cambridge.org/abstract_S0007114514002311)
  • Tesi di laurea Allenamento sportive e carnitina: rapporti fisiologici nel cane (Università di Pisa)

 

NOTE:



[i] Il metabolismo di questi combustibili può avvenire sia in presenza di ossigeno (metabolismo aerobio o aerobico) o in assenza di ossigeno (metabolismo anaerobio o anaerobico).

Ciascuna via viene utilizzata in modo preferenziale a seconda della durata e della intensità dell'esercizio e delle condizioni e lo stato nutrizionale dell'animale.

[ii] Se si svolge una qualunque attività, senza il supporto dell’alimentazione o con una alimentazione carente, l’organismo può sfruttare solo i componenti che è riuscito a stoccare fino al momento dell’inizio del lavoro. Finiti i componenti che danno fisiologicamente energia, dovrà cominciare a sfruttare le risorse di riserva. Queste, a loro volta dovrebbero essere ricostruite.

Allo stesso tempo, l’organismo sta producendo sostanze di scarto che devono essere tamponate (dall’alimentazione). Questo non avviene e quindi si instaura uno stato “tossico” che inevitabilmente blocca l’organismo (calo rapido del rendimento).

[iii] Ricorda: per metabolismo, si intende la degradazione di sostanze a forme sempre più piccole ed utilizzabili per dare energia.

[iv] La degradazione del glicogeno non riesce a dare molta energia (forma poco ATP) e si consuma in brevissimo tempo, con conseguente affaticamento del muscolo. Deve quindi essere integrato dal metabolismo dell’organismo che quindi sfrutta i grassi derivati dall’alimentazione.

[v] Lo stress ossidativo è un fenomeno per cui si ha una eccessiva produzione di radicali liberi (sostanze ossidanti e quindi potenzialmente dannose, sono quelle che fanno invecchiare precocemente le cellule). La prevenzione di questo fenomeno deve essere fatta inserendo dei nutrienti che riescano a tamponare l’ossidazione, bisogna cioè somministrare sostanze antiossidanti. (Ne abbiamo parlato anche nelle patologie artrosiche).

[vi] Il sangue è principalmente costituito da acqua. L’aumento del lavoro implica un aumento di fabbisogno di ossigeno, trasportato, nel sangue, principalmente dai globuli rossi. Ecco perché i cani e gli altri mammiferi con milza contrattile, possono aumentare in modo efficace il volume del sangue circolante e l'ematocrito (la concentrazione delle cellule nel sangue) espellendo i globuli rossi dalla milza prima o durante l'esercizio (E’ il motivo per cui dopo una corsa, se non sei allenato ti fa male la milza)

Ad esempio i levrieri da corsa aumentano il volume del sangue fino al 24% prima della corsa.
Di conseguenza l'ematocrito può aumentare sino al 29%. E’ fondamentale in tale fase lasciare l’acqua a disposizione.

[vii] La soglia anaerobica è la massima intensità di lavoro raggiungibile riuscendo a mantenere un corretto equilibrio tra produzione e smaltimento di acido lattico.

[viii] Nel metabolismo anaerobico del glucosio o glicolisi, si ha una produzione di ATP molto rapida (alta potenza metabolica) ma vengono prodotte solo due molecole di ATP per ogni molecola di glucosio degradata. Nel metabolismo aerobico, la completa ossidazione del glucosio in anidride carbonica (CO2) ed acqua rigenera meno rapidamente l'ATP ma il rendimento è maggiore, con 36 molecole di ATP per ogni molecola di acqua.