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L’ALLENAMENTO DEL CANE SPORTIVO: ENDURANCE

 

In questo articolo analizzeremo i principi dell’allenamento, per capire come calibrare le fasi di preparazione, i carichi di lavoro e la dieta al fine di migliorare la resistenza del nostro cane sportivo (o lavoratore) nelle attività che comportano un impegno psico-fisico prolungato e gestire in modo ottimale i sintomi dell’affaticamento.

L’allenamento può essere definito un processo educativo che si concretizza con l’organizzazione dell’esercizio fisico ripetuto in quantità ed intensità tale da produrre carichi progressivamente crescenti, che stimolino i processi biochimici-fisiologici e migliorino le capacità fisiche, psichiche, tecniche dell’atleta, consolidando il rendimento in gara (performance) Mariani e coll. 1997

 

cani da slitta

 

L’ Allenamento in particolare deve essere mirato a:

  • potenziare ed aumentare la gittata cardiaca
  • migliorare la ventilazione alveolare (polmonare)
  • aumentare il trasporto dell’ossigeno nel sangue con conseguente migliore ossigenazione cellulare.

(In questo articolo abbiamo affrontato l’argomento dal punto di vista dell’alimento, e dei cambiamenti fisiologici che l’organismo mette in atto durante lo sforzo, mentre i parametri ematici da valutare per capire se l’allenamento è fatto in modo adeguato sono stati descritti qui.)

Fatte queste premesse, bisogna considerare che il cane non è una persona e che, di conseguenza avrà una valutazione del lavoro che sarà totalmente diversa rispetto a noi.
lo stress di un cane sarà ad esempio molto più alto se cercheremo di fargli ripetere per 10 volte un percorso di 1 chilometro, rispetto ad una passeggiata di 10 km.
Il fatto di dover passare su passerelle traballanti, salire su scale a pioli, e fare passaggi in terreni a lui non abituali (nel caso di allenamento ed addestramento di cani da ricerca macerie ad esempio) non sarà uno stress tanto fisico, ma soprattutto psicologico, che andrà quindi gestito, dal conduttore nel farlo sembrare il più possibile un gioco e qualcosa di poco traumatico.

E’ inevitabile quindi, quando si parla di allenamento di un cane, non si possa parlare solo ed esclusivamente delle sue prestazioni, alimentazione, respirazione e quant’altro, ma del rapporto che questo dovrà instaurare con il suo conduttore, con il tipo di lavoro che dovrà svolgere, se lo prenderà come un gioco, un lavoro o una forzatura a cui obbedire.

Il rapporto di fiducie che si deve instaurare sarà fondamentale, per poter gestire e limitare il più possibile lo stress.

Insomma l’aspetto ludico-psicologico avrà una importanza primaria nella riuscita dell’allenamento.

 

cane da ricerca sotto macerie

 

Principi di base dell’allenamento.

Vediamo con quali criteri si può creare un allenamento.

Il carico crescente

L’allenamento sul carico crescente si basa sull’aumento di volume e dell’intensità dei carichi di lavoro. L’aumento del volume è pari all’aumento dell’intensità, nel principiante, mentre nel cane già allenato può essere fatto a salti.

Il carico continuo

Successione di allenamenti con miglioramento graduale delle capacità e prestazioni, fino al raggiungimento del limite (determinato da fattori genetici). Il lavoro che porta a veloce miglioramento, se interrotto, provoca una altrettanto veloce perdita di forma, mentre se è fatto con molta gradualità, verrà perso con minor velocità.

La periodicità del carico di allenamento

Il soggetto non può avere sempre lo stesso stato di forma tutto l’anno. E’ per questo che ci devono essere fasi di allenamento 3 periodi: la preparazione, la competizione con il mantenimento della forma fisica, ed il recupero.

Variazione dei carichi di allenamento (nei cani con lavori a più fattori fisici: sforzo, sprint, resistenza)

Non tutti i lavori hanno lo stesso carico. Sarà quindi fondamentale allenare anche in modo variato i diversi muscoli e con carichi diversi.

Ad esempio, nel cane un allenamento di resistenza spinta, fa consumare lipidi e glicogeno del muscolo (del loro metabolismo abbiamo parlato qui). Questo tipo di lavoro implica un tempo di recuperare abbastanza importante per ripristinare le riserve.

Se quindi, invece di fare il riposo, si sollecitano altre funzioni metaboliche , con ad esempio uno sforzo brevissimo ed intenso, che quindi richiedono ATP e CK, l’organismo è pronto. Ecco che i carichi differenti, fatti con sapienza, riescono a dare, in una stessa sessione volume ed intensità al muscolo.

La successione sapiente dei carichi di allenamento

L’allenamento mira a migliorare tutti i componenti della prestazione, per cui all’inizio si fanno esercizi di coordinamento e velocità, poi esercizi di forza e poi ancora resistenza .

Efficacia dello stimolo del carico di allenamento

Il carico di allenamento deve superare una soglia determinata, affinché si abbia un miglioramento ella prestazione.

 

cane che salta la palizzata

 

ALLENAMENTI SPECIFICI

Forza muscolare

Abbiamo visto come sforzi brevissimi ma molto intensi, riescono a non fare intervenire i processi anaerobici che determinano l’innalzamento del lattato nel sangue. (allenamento di trazione). Per potenziare questa capacità sarà quindi utile far fare sforzi brevi (15 -30 secondi) e intensi con pause altrettanto brevi. Si potenzia in questo modo anche il trasporto dell’ossigeno. (Del metabolismo aerobico ed anaerobico abbiamo parlato qui)

Potenza anaerobica

Sforzo intenso brevissimo (10 – 15 secondi, fino ad un minuto) con periodi di riposo più lunghi (4- 5 minuti). In questo modo si evita il consumo di glicogeno da parte del muscolo, con recupero di riserve di ATP e CK, da parte del sistema aerobico.

Potenza aerobica

In questo sistema si deve sollecitare al massimo il trasporto di ossigeno.

Metodo 1: percorrenze lunghe, ininterrotte, ad una velocità o ritmo che non implichi la carenza di ossigeno (non si deve superare la soglia aerobica)in quanto è lui la principale fonte di energia.

Metodo 2: 3 -5 minuti di lavoro intenso ed altrettanto di lavoro leggero. In questa fase di riposo l’eliminazione dell’acido lattico prodotto è più veloce.

La capacità di resistenza è abbastanza variabile in base al soggetto ed al tipo di allenamento svolto, insieme anche alla capacità di stoccaggio del muscolo e del fegato di glicogeno.

Sarà quindi utile fare un’attività divisa in 4 fasi con poi potenziamento in base al tipo di lavoro da fare:

  • Per la forza muscolare e tendinea: attività molto intensa, di alcuni secondi
  • Per la potenza anaerobica: successione di sessioni molto intense di un minuto con 3-4 minuti di pausa, oppure 3-4 minuti di attività moderata (al posto della pausa)
  • Potenza aerobica: attività leggermente inferiore alla potenza massima aerobica per 4-5 minuti
  • Resistenza: attività moderata per 45- 60 minuti

 

ALLENAMENTO STAGIONALE

Abbiamo visto che la totale inattività toglie completamente condizione  all’animale, ma che lo stesso non può rimanere nella stessa condizione fisica tutto l’anno. Ne consegue che la preparazione debba considerare anche delle stagionalità da valutare in base agli appuntamenti di lavoro, competizioni e prestazioni che il cane deve avere.

L’aspetto dell’allenamento che deve maggiormente essere mantenuto è quello relativo al trasporto dell’ossigeno.

Virtualmente si possono quindi considerare tre fasi stagionali:

Allenamento fuori stagione

Con una attività moderata, bisogna mantenere una dieta di alta qualità.
Pochi esercizi di mantenimento forza e resistenza muscolare. Corsa di piccola intensità 2 volte a settimana. Gioco per rilassare psicologicamente il cane

Allenamento pre-stagione

2-3 mesi prima della competizione. Introduzione della razione graduale da lavoro, e potenziamento delle capacità energetiche

Allenamento in stagione

Considerando che la competizione aumenta ulteriormente lo stress, bisogna considerare di aumentare gli antiossidanti della dieta, e modulare la quota lipidica e proteica. L’allenamento non dovrà essere fatto più di due volte a settimana, periodi che sono sufficienti al mantenimento della forma.

 

Il riscaldamento perché serve ed è così importante?

Il riscaldamento consente all’organismo di adattare le funzioni metaboliche al momento di lavoro.

  • Aumenta quindi il metabolismo enzimatico e quindi energetico
  • Aumento del flusso di sangue (e quindi della disponibilità di ossigeno)
  • Diminuzione dei tempi di reazione e contrazione.

Quali esercizi e perché ?

Il riscaldamento deve comprendere esercizi di estensione e flessione  ed abduzione e adduzione, rotazione della testa, iperestensione della regione dorsale, dorso lombare e treno posteriore. Questi esercizi permettono di aumentare la flessibilità articolare ed evitare gli strappi muscolari, inoltre diminuiscono i dolori o indolenzimenti post lavoro. Il riscaldamento dovrebbe concludersi con una fase di esercizi comprendenti gli esercizi veri e propri del lavoro, in intensità moderata.

 

Defaticamento attivo (o recupero attivo)

Questa fase è fondamentale e deve essere fatta in attività leggera e mai in inattività totale, per due ragioni fisiologiche:

  • L’acido lattico si smaltisce più velocemente se il recupero è in attività e non in immobilità. Le funzioni di smaltimento, sono sempre legate al metabolismo, che rimane attivo se c’è attività.
  • La pompa muscolare (contrazione e rilascio delle fibre muscolari) se rimane attiva, mantiene la circolazione sanguigna al suo livello, consentendo quindi un miglioramento dello smaltimento e trasporto di sostanze cataboliche (scorie).

E’ consigliato anche un defaticamento passivo, consistente in massaggi lievi e leggeri. Danno una minor sensazione di stanchezza, oltre ad essere benefici per il soggetto a livello psicologico.

Se l’allenamento non è adeguato la condizione che si instaura è l’affaticamento.

Fatica: esaurimento delle prestazioni conseguente ad esercizio fisico protratto  o comunque non adatto alle capacità morfo-funzionali del soggetto.

In realtà però la stanchezza o fatica è un meccanismo di difesa che permette di evitare il totale estinguersi delle forze (riserve energetiche) dell’organismo.
L’allenamento creerà uno stato di adattamento alla stanchezza, facendo superare gradatamente i suoi limiti fisiologici.

 

Cos’è e da cosa è provocata la fatica?

La fatica può distinguersi in

  • fatica fisiologica: di breve durata con recupero funzionale in breve periodo
  • fatica patologica: grave prostrazione e debilitazione ed approssimarsi allo stato di shock
  • fatica cronica: incapacità di recupero funzionale, con caduta delle performance e stato precoce di affaticamento (come per il superallenamento)

La fatica può essere provocata anche da:

  • accumulo di cataboliti: quali ad esempio ammoniaca (derivata dal catabolismo proteico), anidride carbonica (per mancata ventilazione, difficoltà respiratoria), acido lattico (errata alimentazione e mancato allenamento, od eccesso di lavoro) IPERTERMIA (colpo di calore, con sforzi prolungati nel periodo estivo)
  • esaurimento delle scorte energetiche (carboidrati, grassi, proteine, enzimi, ormoni, vitamine, elementi, acqua) argomento trattato ampiamente qui
  • mancata integrazione alimentare (carnitina)
  • alimentazione non adeguata e non capace di esplicare gli effetti tampone per l’acidosi indotta
  • alimentazione non capace di limitare lo stress

(Tutti questi fattori, nella loro importanza, sono stati trattati e spiegati qui)

Se la stanchezza sopraggiunge durante uno sforzo di resistenza, potrebbe essere causato da esaurimento del glicogeno muscolare e/o dello sbilancio di termoregolazione (mancanza di acqua). In questo caso è bene rivedere la dieta assieme al miglioramento dell’allenamento.

Se sopraggiunge dopo uno sprint, o comunque sforzi brevi ed intensi, è l’ATP e CK muscolare che mancano, oltre ad accumulo di acido lattico.
E’ spesso associata a crampi, indolenzimenti e rigidità muscolare (per i valori ematici vedi qui).

Questo stato può essere migliorato solo dall’allenamento, aumento delle fasi e qualità di riscaldamento, intensità e volume delle sedute.

 

Il sovraccarico

Quando il periodo di recupero non è sufficiente, oppure il carico di allenamento in volume e quantità non sono coerenti, si hanno i sintomi di sovraccarico.

Questi possono essere:

  • superallenamento simpaticotonico, con eccitazione o sovraeccitazione marcata:
    • affaticabilità
    • eccitazione
    • disturbi del sonno
    • mancanza di appetito o diminuito
    • perdita di peso
    • leggera ipertermia cronica
    • aumento anomalo della respirazione durante l’allenamento
    • tachicardia
    • recupero della frequenza cardiaca ritardata a riposo
    • ipersensibilità
  • superallenamento parasimpaticotonico: con debolezza e mancanza di tono.

In questi casi è necessario un cambio di alimentazione, da stress (iperlipidica e iperproteica con antiossidanti), rallentamento delle sedute di allenamento, massaggi e cambio ambientale, meno stressante.  Valutazione medico veterinaria eventuale e generalmente il recupero avviene in un paio di settimane.

Dott.ssa Silvia Camnasio Bonasegale

 

Bibliografia

  • Allenamento sportivo e carnitina: rapporti fisiologici nel cane. – Tesi di laurea Silvia Mascii
  • Lattato  e cortisolo nell’esercizio muscolare e nell’allenamento sportivo. Valutazione specifica e rapporti segugio, setter inglese, spinone , pastore tedesco e levriero. - F. Preziuso, S. Preziuso -
  • Analisi di parametri ematici significativi nel controllo e nella valutazione dell’allenamento sportivo nel cane e in altre specie di animali di riferimento. - F. Preziuso, S. Preziuso –